È impossibile aver un rapporto amoroso maturo se non si è una persona matura, capace di reggersi sulle proprie gambe, di stare da sola, se necessario, e capace di esprimere liberamente e pienamente i propri sentimenti. Tale amore non è egoistico per la persona che condivide se stessa pienamente. È auto centrato, ma ciò rende eccitante la relazione, in quanto ciascuna persona è un individuo con un sé unico che condivide con il partner. In questo tipo di rapporto la realizzazione dell’amore nel sesso è reciproca nella soddisfazione del piacere.
Questa concezione dell’amore contrasta con l’idea corrente che in amore si debba viver per l’altro. Ma ciò ne fa una relazione di subordinazione e non di condivisione. Tali relazioni amorose perdono presto la lo loro eccitazione e finiscono con il partner dominante che cerca fuori della relazione quell’eccitazione che manca nel matrimonio.
Quando ciò accade, il coniuge che viene lasciato indietro cerca di essere ancora più sottomesso, di fare funzionare il rapporto di essere ciò che il partner vuole.
Le relazioni fioriscono solo quando ciascuno porta in esse un sentimento di gioia. Amore è condivisione, non un semplice dare. Chi ama condivide pienamente se stesso con la persona amata. Ciò implica la condivisione della gioia e del dolore.
Poiché un piacer condiviso è un piacere doppio, la condivisione della gioia intensifica questo sentimento fino a raggiungere l’estasi del rapporto sessuale. La condivisione del dolore ne dimezza la pena. La gioia che si condivide ha origine dalla resa al corpo e non dalla resa all’altro.
– Lowen, Arrendersi al Corpo

#1 by Luca on April 3rd, 2010
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Spettacolo…
La paura di ossessionarci con la nostra presenza.
Dopo un po’ impari che il sole scotta, se ne prendi troppo.
La paura di limitare la libertà dell’altro.
Dopo un po’ impari la sottile differenza tra tenere una mano
e incatenare un’anima.
La paura di trascurare tutte le cose belle che si possono fare separati. La paura di trascurare conoscenze e amicizie.
Perciò pianti il tuo giardino e decori la tua anima, invece di aspettare che qualcuno ti porti i fiori.
La paura di perdere la capacità di stare soli.
E impari che l’amore non è appoggiarsi a qualcuno e la compagnia non è sicurezza.
La paura di non essere più lucidi.
E impari che puoi davvero sopportare, che sei davvero forte, e che vali davvero.
La paura di correre troppo.
Ed impari a costruire tutte le strade oggi perché il terreno di domani è troppo incerto per fare piani.
La paura di illudersi.
E inizi a imparare che i baci non sono contratti e i doni non sono promesse
La paura di soffrire.
E incominci ad accettare le tue sconfitte a testa alta e con gli occhi aperti con la grazia di un adulto non con il dolore di un bimbo.
In mezzo a tutte queste paure ci sei tu, con tutte le emozioni e i sentimenti che provo per te..
Noi..
#2 by Annamaria on April 9th, 2010
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ti ho conosciuto insieme ad amici ad una festa e pensare che non volevo andarci. adesso che ho scoperto che cosa significa divertirsi insieme a te è stata l’idea migliore che potesssi avere.
Annamaria Monza
#3 by Gianluca on April 9th, 2010
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“A questo punto non devi lasciare, qui la lotta è più dura, ma tu se le prendi di santa ragione, insisti di più…
Sei testardo, questo è sicuro quindi ti puoi salvare ancora metti tutta la forza che hai nei tuo fragili nervi…”
(UN GIORNO CREDI di Edoardo Bennato)
p.s guarda you tube NìCK Vujicic….
#4 by Alberto on April 12th, 2010
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L’estratto del libro di Lowen che hai proposto è molto “centrato” e spunto per varie riflessioni, e lo dico anche per esperienza personale: “reggersi sulle proprie gambe” senza “viver per l’altro” ma con l’altro. Tks, Alberto.
#5 by Maggika on April 29th, 2010
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“………….
Amatevi vicendevolmente, ma il vostro amore non sia una prigione:
Lasciate piuttosto un mare ondoso tra le due sponde delle vostre anime.
Riempitevi la coppa uno con l’altro, ma non bevete da una sola coppa.
Scambiatevi a vicenda il vostro pane, ma non mangiate dallo stesso pane.
Cantate insieme e danzate e siate allegri, ma che ciascuno sia solo.
Come le corde di un liuto, che sono sole, anche se vibrano per la stessa musica.
Datevi il vostro cuore, ma non lo date in custodia uno dell’altro.
Perché solo la mano della Vita può contenere i vostri cuori.
E state insieme ma non troppo vicini:
Poiché le colonne del tempio sono distanziate,
E la quercia e il cipresso non crescono l’una all’ombra dell’altro….” (K. GIBRAN)