Il compito di un allenatore, di un educatore, di un insegnante è far crescere i propri allievi facilitando il loro processo di apprendimento secondo schemi personali e personali rielaborazioni della didattica. Ciò che accade “sul campo” rivela, ahimè, verità contrastanti: il pregiato “materiale umano” che sono i giovani, autentico valore aggiunto che può fare la differenza, è talvolta maltrattato.

Arriva l’estate ed è tempo di pagella per tutti coloro che vivono nel mondo dello sport. Lo definiamo ancora così? Siamo tutti d’accordo?

Lascio questo spunto di riflessione a tutti i professionisti del settore che, in questo anno sportivo, hanno avuto il complesso compito di “traghettare” i propri giovani allievi, “minori” per abilità ed età, al raggiungimento di un obiettivo.

Valutazione ed autovalutazione

  1. Ho proposto esercitazioni piacevoli?
  2. Ho scelto esercitazioni con difficoltà superabili, per dare soddisfazione e far crescere l’autostima e la fiducia in sé?
  3. Ho preferito esercitazioni che hanno favorito il rapporto tra gli atleti?
  4. Ho sviluppato capacità psicomotorie che hanno favorito l’apprendimento concreto di abilità?
  5. Ho coinvolto la famiglia di appartenenza dell’atleta nel mio progetto?
  6. Ho comunicato individualmente ed al gruppo le mie convinzioni per stabilire insieme un traguardo comune?

Ed infine…

  • Sono stato coerente tra quello che ho detto e le scelte che ho fatto?
  • Mi sono divertito con una società sportiva che, oggi, “punta” su di me?