Runners! Martedì a Lodi

Correre a Lodi

Immagine di caitlinator (CC by) da Flickr.

Il piacere di correre… semplice vero?

Save the date. Il giorno giusto per correre è martedì a Lodi. Vieni con noi per allenarti, alla mattina e/o alla sera. Non preoccuparti del tuo livello: il tuo impegno sarà solo correre, al meglio.

Ti riconosci?

  • Runner. Anche solo per passione, anche se hai appeso le scarpe al chiodo da un po’, anche se vorresti fare di più.
  • Runner. Scientifico, preparato, agonista.

Pensa adesso a queste possibilità…

  1. Correre insieme.
  2. Conoscere e scoprire gente nuova.
  3. Allenarti divertendoti.
  4. Scoprire piccoli segreti dei runner professionisti.

Sei pronto a fare gruppo?

Partecipa adesso

Manda un SMS al 333 7317074 con il tuo nome e quando vuoi partecipare almeno 8 ore prima. Riceverai un SMS di conferma o eventuali messaggi in caso di variazioni.

  • Martedì mattina dalle 7.45 alle 9.00 partenza da Lodi, via Defendente.
  • Martedì sera dalle 19.00 alle 20.30 partenza da Viale Piermarini.

Per favore, se hai un contrattempo ricorda di cancellarti con un SMS.


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Ocean2Road

Che differenza c’è fra un albergo a 2 stelle ed uno a 5 stelle? Il servizio e l’attenzione al cliente.

Oggi sono entrato in un 5 stelle: Ocean2Road, a Carpi. Non un albergo, ma un negozio per atleti professionisti ed appassionati che chiedono un prodotto e un servizio di massima qualità.

Da Ocean2Road sono davvero encomiabili. Un punto di riferimento, se il tuo sport è

  • triathlon,
  • nuoto,
  • ciclismo,
  • running,
  • fitness.

Le competenze tecniche di Stefano e Daniela e di tutto il team meritano una menzione perché sono una spanna sopra la media rispetto ai punti vendita che ho visitato nel Nord e Centro Italia.

Proprio bravi…

www.ocean2road.it

Who a teacher is?

Il compito di un allenatore, di un educatore, di un insegnante è far crescere i propri allievi facilitando il loro processo di apprendimento secondo schemi personali e personali rielaborazioni della didattica. Ciò che accade “sul campo” rivela, ahimè, verità contrastanti: il pregiato “materiale umano” che sono i giovani, autentico valore aggiunto che può fare la differenza, è talvolta maltrattato.

Arriva l’estate ed è tempo di pagella per tutti coloro che vivono nel mondo dello sport. Lo definiamo ancora così? Siamo tutti d’accordo?

Lascio questo spunto di riflessione a tutti i professionisti del settore che, in questo anno sportivo, hanno avuto il complesso compito di “traghettare” i propri giovani allievi, “minori” per abilità ed età, al raggiungimento di un obiettivo.

Valutazione ed autovalutazione

  1. Ho proposto esercitazioni piacevoli?
  2. Ho scelto esercitazioni con difficoltà superabili, per dare soddisfazione e far crescere l’autostima e la fiducia in sé?
  3. Ho preferito esercitazioni che hanno favorito il rapporto tra gli atleti?
  4. Ho sviluppato capacità psicomotorie che hanno favorito l’apprendimento concreto di abilità?
  5. Ho coinvolto la famiglia di appartenenza dell’atleta nel mio progetto?
  6. Ho comunicato individualmente ed al gruppo le mie convinzioni per stabilire insieme un traguardo comune?

Ed infine…

  • Sono stato coerente tra quello che ho detto e le scelte che ho fatto?
  • Mi sono divertito con una società sportiva che, oggi, “punta” su di me?

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I giovani e la notte

Ho ritrovato in taverna, mentre ero in cerca di alcuni libri, questo testo. È un testo a me caro, che appartiene a quel periodo di vita in cui il rapporto con il mondo degli adolescenti era molto forte. Ho tentato di fare l’educatore, poi ho capito che la mia strada era un’altra.

Sostengo che tutto quello che di bello abbiamo seminato non ci lascia mai, sia nei ricordi e soprattutto nel tempo. Tutto torna e arriva… Questo è un po’ quello che ha scandito i mie passi, di ieri e di oggi. Mai avrei pensato, dieci anni fa, di avere un mio piccolo spazio online, oggi, e poter dire la mia.

Buon inizio d’estate.

La comunicazione ha bisogno di riserve

Il problema grande è che la comunicazione ha bisogno di riserve (di riserbo), il riconoscimento reciproco ha bisogno di una soglia. Io mi rispetto e mi sento riconosciuto se mi colgo e sono colto nei gesti, nelle parole, nell’uso del corpo, anche come mistero insondabile che costituisce la mia unicità. È un rischio dei luoghi della notte; il rischio grande è che alla parola si sostituisca il corpo o il ballo, l’emozione, molto forte e immediata, di un contatto immediato, troppo immediato con me stesso, troppo immediato con l’altro.

Quando la musica assume dei ritmi cosi vicini a quelli fisiologici, io sono i ritmi fisiologici, sono il respiro, sono il battito cardiaco, sono la mia pressione che si alza e si abbassa, sono la mia emozione, la più ravvicinata allo stato del mio corpo. È qualcosa di importante perché io, anche il mio corpo sono la la capacità di sentire il vento, il mare, l’acqua di accarezzare l’altro, di essere accarezzato nella modalità non del prendere, ma dell’essere un po’ incantato dalla forma che accarezzo, come se sotto di me si riservasse, appunto. Il mio corpo è anche questa capacità di entrata del mondo, delle cose, della natura in me, oltre me, ed è melodia allora, non è ritmo battente uno/due/, uno/due…, si fa melodia, si fa racconto. È un’altra musica, potremmo dire, quella a cui aspira il mio corpo.

L’impasticcamento è dovuto anche alla paura di se stessi, delle proprie pulsioni e delle pulsioni dell’altro su di me. Si, è tutto questo. In una sorta di coccolamento generale che assomiglia molto al grembo materno, ma molto meno al tempo che si fa relazione, discorso, progetto, condivisione di significati. Calano anche le parole di numero, di precisione semantica, di capacità evocativa, ci si sente obbligati a “calare” per potere non vivere come pericoloso, in me e nell’altro, l’istinto, l’aggressività o la tensione sessuale.

– prof. Ivo Lizzola, brano tratto da “I giovani e la notte”

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La qualità per vincere

Quello che riporto per estratto è un testo che ho condiviso quest anno con le mie atlete del Marudo Volley. Con questo testo aprirò il mio primo incontro formativo per gli allievi allenatori FIPAV di Lodi fra qualche settimana.

Vorrei condividerlo con te adesso.

La qualità per vincere

Ciò che conta è fare diversi passi che portano alla mentalità vincente, perché questa si ottiene solo vincendo. La mentalità vincente non è un trucco psicologico. Il problema è cosa significa vincere. La prima vittoria che propongo ai miei giocatori, e che mi pongo io stesso, è battere un nemico terribile, anche perché si nasconde, anche perché noi non lo vogliamo mai affrontare, che di solito ci fa più paura anche dell’avversario più forte.

Questo avversario sono i nostri difetti, i nostri limiti, le cose che non ci vengono bene, che non ci piacciono. Questa è la prima vittoria, perché se non si vince questa gara non c’è miglioramento, cioè aumento della qualità. È inutile dire “la nostra squadra vincerà. Però lui batte male e non impara a battere meglio, lui è uno che non riesce a mantenere la concentrazione e continuerà a non riuscirci”. Non c’è niente da fare: la prima vittoria è vincere contro noi stessi. E dopo questa prima vittoria possiamo già cominciare ad avere una mentalità vincente, perché sappiamo vincere i nostri difetti, e ancora non abbiamo battuto nessuna squadra.

Il secondo passo è vincere contro le difficoltà, che è un’altra cosa rispetto a noi, perché quando parlo dei nostri limiti parlo di limiti personali, oltre che della squadra, non limiti in generale. La nostra squadra oggi è famosa a livello internazionale per un fatto che sembra banale, ma non lo è: siamo famosi perché non ci lamentiamo mai. Sembra poco ma non è poco…

… Uno dei compiti di un vero allenatore è saper individuare, fra tutti gli elementi da migliorare in una partita, quelli che sono decisivi per la vittoria. Questo significa stabilire delle priorità, e credo che sia una delle cose più difficili da fare, ma stabilire delle priorità è l’unico modo per guidare il processo che porta alla vittoria…

– Julio Velasco, allenatore e docente FIPAV

Mi piace vederla anche da questo punto di vista: ognuno è allenatore della propria esistenza.

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Corso Watsu

L’intimità e la cura benevola del Watsu liberano ed aprono il cuore. Il suo gioco creativo e la spontaneità liberano la mente.

… si è scoperto che molti stati emozionali si manifestano nel campo elettromagnetico del cuore prima che in quello cerebrale e che vi sono profondi cambiamenti quando c’è un’armonizzazione tra il ritmo del cuore ed altri ritmi, come quello del respiro. Nel Watsu, quando connettiamo il nostro respiro e sosteniamo nell’acqua qualcuno all’altezza del cuore, c’è un potente senso di connessione. Chi sta ricevendo generalmente trova un grande senso di pace. L’armonizzazione del corpo e la risonanza dei chakra può talora, in un corpo che galleggia liberamente, manifestarsi come un movimento estatico ondulatorio o vibratorio, che potrebbe colmare un altro bisogno non sempre riconosciuto, quello di percepire la libertà del nostro corpo e la sua energia, che a sua volta potrebbe aver un ulteriore più profondo bisogno sottostane, quello di riconnetterci alla nostra origine.

– Harold Dull

Vorrei incominciare con un grazie a tutti i futuri operatori Watsu che come me da Bergamo, Pordenone, Vicenza, Napoli, Erba, Milano si sono radunati il 19-20-21 marzo 2010 per formazione a Brescia.

Grazie a Voi ho vissuto l’emozione forte ed unica del mio essere bambino ancora nell’utero, le mie deprivazioni e angosce. Ho gustato il piacere di essere toccato, di poter lasciarmi andare, di poter ricevere… Ho sperimentato attraverso il mio galleggiamento il mio diritto di esistere.

Sono stato 12 ore in acqua… Ho toccato cielo e terra, ho ricevuto attenzioni e coccole. Ho sentito con la pancia che tutto il mondo è li, racchiuso nel mio respiro. Pensavo di crollare, quello che sentivo con la pancia era notevole dal punto di vista dei ricordi e delle sensazioni.

Ho accettato quello che accadeva: la stessa pancia e lo stesso respiro, che mi hanno portato sotto e sopra l’acqua, mi han dato di sentire la gioia del battito del mio cuore insieme al calore delle mani di chi, in acqua, mi avvolgeva… Ed è arrivato quel senso profondo di pace, come un ritorno a casa.

Ho sentito col mio corpo che sono vivo!

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Amare Amore… Chissà come lo chiameranno gli alieni…

È impossibile aver un rapporto amoroso maturo se non si è una persona matura, capace di reggersi sulle proprie gambe, di stare da sola, se necessario, e capace di esprimere liberamente e pienamente i propri sentimenti. Tale amore non è egoistico per la persona che condivide se stessa pienamente. È auto centrato, ma ciò rende eccitante la relazione, in quanto ciascuna persona è un individuo con un sé unico che condivide con il partner. In questo tipo di rapporto la realizzazione dell’amore nel sesso è reciproca nella soddisfazione del piacere.

Questa concezione dell’amore contrasta con l’idea corrente che in amore si debba viver per l’altro. Ma ciò ne fa una relazione di subordinazione e non di condivisione. Tali relazioni amorose perdono presto la lo loro eccitazione e finiscono con il partner dominante che cerca fuori della relazione quell’eccitazione che manca nel matrimonio.

Quando ciò accade, il coniuge che viene lasciato indietro cerca di essere ancora più sottomesso, di fare funzionare il rapporto di essere ciò che il partner vuole.

Le relazioni fioriscono solo quando ciascuno porta in esse un sentimento di gioia. Amore è condivisione, non un semplice dare. Chi ama condivide pienamente se stesso con la persona amata. Ciò implica la condivisione della gioia e del dolore.

Poiché un piacer condiviso è un piacere doppio, la condivisione della gioia intensifica questo sentimento fino a raggiungere l’estasi del rapporto sessuale. La condivisione del dolore ne dimezza la pena. La gioia che si condivide ha origine dalla resa al corpo e non dalla resa all’altro.

– Lowen, Arrendersi al Corpo

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Sport ed alimentazione a Lodi (27/03/2010)

Ti segnalo il convegno Sport ed alimentazione: aspetti mentali e metabolici che si terrà dalle ore 10,15 di sabato 27 marzo 2010 a Lodi. Io interverrò sullo sviluppo delle capacità ideomotorie, mentre il Dr. Pietro Mariano Casali, cardiologo e specialista in medicina dello sport, relazionerà sulla sana e corretta alimentazione nello sport.

L’incontro è organizzato con il supporto di Enervit.

L’ingresso costa 5 euro.

Sabato 27/03/2010 – Ore 10,15
Teatro San Bernardo
Via Piacenza n. 60
Lodi

Scarica la locandina oppure contattami al 333 7317074.

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Il pane

Costruire il carattere è come fare il pane, bisogna impastarlo a poco a poco, un passo per volta e la temperatura deve essere moderata. Vi conoscete benissimo, sapete quale è la temperatura giusta per voi. Sapete esattamente di cosa avete bisogno. Ma se vi eccitate, vi agitate troppo, dimenticate quale è la temperatura giusta per voi, e perdete la vostra via. Ciò è molto pericoloso.

Buddha disse la stessa cosa a proposito del buon guidatore di buoi. Egli sa quanto carico può portare il bue, e sta bene attento che il bue non sia sovraccarico. Voi conoscete la vostra via e il vostro stato mentale. Non caricatevi troppo.

Buddha disse anche che costruire il carattere è come costruire una diga. Bisogna prestare molta attenzione nel fare l’argine. Se cercate di farlo tutto in una volta, ci saranno delle perdite di acqua. Costruite con cura l’argine, e otterrete una bella diga per la riserva di acqua.

– Shunryu Suzuki-roshi

Ritornare ai bisogni per “sedimentare” la via, il carattere. Questo è lo spunto che traggo dal testo di Shunryu Suzuki-roshi.

Siamo adulti: un po’ tutti solo anagraficamente, forse… Quale parte del bambino che alberga in noi lasciamo muovere nella nostra dimensione adulta?

C’è un bambino naturale dentro ciascuno di noi che vuole essere ascoltato. È quella parte che chiede, è quella parte sana che esprime i propri bisogni, ciò che piace oppure no. È quella parte che ascolta il fluire delle emozioni.

C’è anche un bambino ribelle, che è abituato a muoversi nella dimensione della rabbia: è continuamente in lotta.

C’è anche un bambino sottomesso, che si muove facendo passi indietro rispetto ai propri bisogni: non si sente mai all’altezza, gli altri sono sempre più bravi.

Se te la senti, scopri che adulto sei ascoltando la parte dominante, che lasci agire, del bambino che vive in te.

Le vostre zone erronee

Un impiego che non arriva o che se ne va… Un allenatore, un preparatore o un atleta che legano il proprio valore di individui al risultato… Coppie legate al successo affettivo nella relazione…

Puoi smettere di rapportare il tuo rendimento in qualsiasi campo al senso del tuo valore intrinseco. Potresti perdere l’impiego, fallire in un progetto, potrebbe non piacerti il modo in cui hai svolto un determinato incarico: ciò non significherebbe che tu sia privo di valore. Devi sapere, per te stesso, che qualcosa vali, indipendentemente dalla riuscita di ciò che intraprendi.

Se non sai questo, seguiti a confondere te stesso con le tue attività esteriori. Misurare il tuo valore personale sulla base della tua riuscita nella professione, o in un altro campo, è tanto assurdo quanto rapportarlo all’opinione che una persona, dal di fuori, si è fatta su di te. Eliminata questa confusione, potrai prendere ogni sorta d’iniziative, e il tuo “punteggio finale”, se può essere interessante per te, non determinerà in alcun modo quanto vali come persona.

– Wayne W. Dyer

Ho deciso di condividere un punto del secondo capitolo de “Le vostre zone erronee” di Wayne W. Dyer (ed. Bur), vista l’enorme confusione e cadute cui un po’ tutti siamo soggetti: il concetto del valore che attribuiamo a noi stessi.