Life is a gift 4teen

Life is a gift 14 di Angelo CattaneoHo vissuto con intensità i miei primi 32 anni e posso dire di averne viste parecchie… di brutte e di belle.

Dalle vicende della mia vita ho imparato molto. Ma l’esperienza in sé non è tutto: più importante è il modo in cui ti cambia… io sono diventato un funambolo. Un funambolo dell’anima.

In un tempo incerto, come tutti sospeso sulla mia fune e senza tante reti di protezione, ho imparato a muovermi con agilità ed equilibrio, con naturalezza.

La casetta interiore che sono stato capace di costruire, nel tempo, mi dà oggi l’energia e l’audacia di presentarti Life is a gift 4teen e di proseguire nel mio cammino di realizzazione (e di auto-realizzazione).

Life is a gift 4teen è un’idea per gli adolescenti (il numero “14″ lo suggerisce) diventata un vero servizio per le famiglie alla ricerca di un supporto, umano e professionale.

Con me, noi, insieme possiamo fare molto per i nostri ragazzi (e le nostre ragazze):

  • prevenire il disagio e stimolare lo sviluppo armonico della loro personalità,
  • promuovere atteggiamenti attivi e propositivi facendo leva sulle loro potenzialità,
  • educare al cibo (non alle diete… non faccio il dietologo),
  • portare a sperimentare abilità, creatività, senso del confine ed audacia attraverso l’attività motoria,
  • educare alla corretta postura (faccio il chinesiologo),
  • accompagnare in nuove esperienze ed in contesti diversi.

Il mio intervento può essere individuale (1-a-1) o di gruppo fino a 5 ragazzi/e. Il gruppo dei pari diventa un’utile risorsa, mentre il rapporto 1-a-1 dà il vantaggio della massima personalizzazione.

Il percorso di snoda in quattro momenti fondamentali:

  1. Incontro. Conoscenza preliminare del ragazzo o della ragazza e del nucleo famigliare, analisi dei bisogni e delle motivazioni, definizione dello scopo. Durata: mezza giornata.
  2. Lavoro di base. Approfondimento della conoscenza del ragazzo o della ragazza nel suo ambiente sociale, permanenza presso il nucleo famigliare. Durata: uno o due giorni.
  3. Verifica. Analisi del lavoro svolto, prima con il/la giovane e poi con la famiglia, definizione degli obiettivi successivi e programmazione del mio intervento. Durata: mezza giornata.
  4. Lavoro avanzato. Svolgimento di attività “su misura” del ragazzo o della ragazza per realizzare i suoi obiettivi di sviluppo personale. Verifica finale. Durata: due giorni, una settimana o quindici giorni.

Sono a disposizione di tutte le famiglie alla ricerca di un joy trainer per i propri figli, perché la gioia ed il benessere vengono innanzi tutto da noi stessi. Oggi posso raggiungerti in Italia ed in Svizzera.

Per maggiori informazioni, contattami adesso.

Inno alla vita

Qualcuno mi ha scritto…

Angelo, con piacere ho visitato il tuo sito e mi è giunto questo pensiero, tratto da un’intervista al professor Mamani dell’aprile 2007.

Una persona che desidera diventare un portatore di luce ha l’obbligo di avvicinarsi il più possibile alla sua illuminazione. Il percorso non è mai facile anzi è pieno di difficoltà e di sfide che la persona deve vincere e affrontare con coraggio, intelligenza e determinazione. Solo così si può arrivare alla conoscenza.

La conoscenza nasce dall’istruzione data da una persona che ha già fatto questo percorso, e dall’esperienza che si raggiungerà con la pratica. Voglio dire che la teoria senza la pratica non porta alla Vera Conoscenza.

L’essere umano deve sperimentare per capire se quello che gli hanno detto gli serve oppure no e se lo avvicina alla verità. Ogni opportunità e la ricerca della conoscenza, prima di tutto di se stesso, avvicina l’essere umano a diventare un Essere di Luce.

Anche se la strada è lunga, lui può dare consigli e guidare gli altri perché ha già vissuto l’esperienza ed il percorso. Può anche fare una parte del sentiero con le persone che vogliono fare l’esperienza.

Ogni volta che un ricercatore della luce aiuta un’altro ricercatore, lo aiuta sì, ma aiuta soprattutto se stesso perché, tramite lo scambio di idee, i pensieri possono unire le loro forze per trovare la strada.

Certo uno di loro sarà il fratello maggiore mentre l’altro sarà il fratello minore. Lungo il percorso dell’essere umano, come questi impara a camminare e dopo lo deve insegnare agli altri, così chi ha trovato la luce deve insegnare agli altri a trovarla.

Per finire, gli elementi fondamentali che il ricercatore di luce deve utilizzare sono quattro:

  1. Coraggio.
  2. Intelligenza.
  3. Azione.
  4. Determinazione.

Sono tutti e quattro collegati con la fede nel senso che:

  1. Se uno cerca, prima o poi troverà.
  2. Se uno chiede, prima o poi riceverà.
  3. Se uno bussa, le porte si apriranno.

Ringrazio con cuore chi mi ha scritto e sulla scia di quanto scritto vi racconto questa giornata, storica per me! Una giornata speciale… e molto semplice, alla fine. Alla camera di commercio di Brescia, con il bigliettino “scansa coda” numero 001, ho depositato i miei due marchi:

  • LIFE IS A GIFT (La vita è un dono)
  • JOY TRAINER (Allenatore della gioia)

La fine di un percorso e l’inizio di un altro? No, in fondo mi rispondo. È un cammino che continua, un cammino fatto di orme riempite di nomi.

  • Paola, Lella, Giusy, Alberto, Mario, Marco, Manu, Francesco (Brescia)
  • Dario (Pavia)
  • Cecilia, Paola (Padova)
  • Kikko, Beppe, Luca, Vale, Maria, Antonio, Pio, Silvia (Milano)
  • Luisa, Gigio, Marco, Martino, Pier, Gianca, Lele, Teresa (Lodi)
  • Andrea (Vicenza)
  • Francesco, Corinna (Venezia)
  • Lorenzo (Ferrara)

Un grazie diverso per ciascuno e un “ti voglio bene” che vi accomuna per la vostra lealtà e profondo senso di comunione.
Ancora però non vi ho spiegato il significato profondo che attribuisco a questi 2 marchi… Un percorso.

LIFE > GIFT > JOY ovvero VITA > DONO > GIOIA

Condivido con chi mi conosce il mio gioioso battito d’ali.
Se non mi conosci e vuoi scoprire qualcosa in più, leggi questi miei post oppure contattami.

I’m on my feet that’s why I’m the winner.

Sana e corretta alimentazione a Novate Milanese (24/10/2009)

Ti segnalo il seminario Sana e corretta alimentazione nella quotidianità e nella pratica sportiva, che si svolgerà sabato 24 ottobre 2009 alle ore 10.30 a Novate Milanese (Milano) nella sala Teatro del Comune, in viale Vittorio Veneto n. 18.

Relazionerà sul tema il professor Enrico Arcelli, associato presso la facoltà di Scienze motorie dell’Università di Milano.

Laurea in medicina e chirurgia con specializzazione in medicina dello sport, medicina del lavoro, scienza dell’alimentazione e dietologia, il professor Arcelli è stato per molti anni docente al corso di specializzazione in Medicina dello sport dell’università di Siena ed al corso in Scienza dell’alimentazione all’Isef di Firenze. Ha tenuto lezioni in varie università europee e pubblicato numerosi libri. Ha inoltre seguito sportivi famosi come Alberto Tomba e collaborato con squadre professionistiche di calcio come Juventus, Chelsea e Milan e di basket come Ignis Varese.

L’incontro è organizzato dal Centro Polì in collaborazione con Enervit e con il Comune di Novate Milanese.

Illusioni

Quando penso alla parola illusione penso a un sogno non ancorato alla realtà.

Quando l’illusione acquista potere esige di essere realizzata, costringendo l’individuo a entrare in conflitto con la realtà, conflitto che sfocia in un comportamento disperato. Il perseguimento di un’illusione richiede il sacrificio dei buoni sentimenti nel presente e la persona che vive nell’illusione è per definizione incapace di avanzare pretese di piacere. Nella sua disperazione è disposta a rinunciare al piacere e a tenere in sospeso la vita nella speranza che l’avverarsi dell’illusione faccia scomparire la disperazione.
– Lowen, The Betrayal of the Body

Quando un conflitto permane a lungo, molte persone non sono più capaci di riconoscerlo come tale e diventa parte integrante della loro storia. Un conflitto che permane per tempo tende a cronicizzarsi e a mutare la personalità dell’individuo e la sua dimensione fisica (crampi continui, cervicalgie, comparsa di ernie, respiro corto…).

L’ascolto del corpo, a mio avviso, può ricondurci a quella condizione di pace interna che forse alcuni non hanno ancora sperimentato e che adesso sanno può esistere in virtù di un malessere che reclama di essere ascoltato.

Il crollo delle illusioni sfocia sempre nella depressione, che dà al soggetto la possibilità di portare allo scoperto le proprie illusioni e di rifondare il suo modo di pensare e il suo comportamento su di una base più solida.
– Lowen

In un mondo in cui la mente governa, diventa interessante porsi in ascolto del proprio corpo per dar voce al dolore: riconoscerlo, accettarlo, orientarlo, sanarlo; per dar voce al bello che vive in noi: riconoscerlo, accettarlo, viverlo con piacere.

Gusta il piacere del bello che c’è, in te e fuori da te. Piacere di…

Un raggio sul tuo viso

Ecco oggi un esercizio per il tuo corpo che avrà come contenuto il tema della pesantezza. Potrai sperimentare, se vorrai, coi tuoi tempi, lentamente e gradualmente, come il tuo corpo, sentendosi sempre più pesante, possa entrare in uno stato di rilassamento, di abbandono. Gli stati interni potranno essere molteplici: ti invito ad accoglierli e ad ascoltarli, senza forzarti, ed a lasciarli andare…

Adesso ti invito a porti in una posizione per te comoda, supina distesa, evitando se te la senti di sovrapporre le tue gambe e le tue braccia.

Ti invito, in questo viaggio che faremo insieme, a chiudere gli occhi ed a tranquillizzarti, rasserenarti.

Ti invito a portare la tua attenzione al tuo respiro e ad osservarlo semplicemente, senza forzarlo o modificarlo.

Ti invito adesso a portare l’attenzione sulla tua mano destra ed a sentirne i polpastrelli, le dita, ogni dito, la mano nella sua interezza. Può accadere che tu senta la mano diventare pesante, sempre più pesante. Ora la tua mano riposa, è ferma…

Senti, in questo momento, la tua pelle e tutti i tuoi fasci muscolari lunghi e fermi.

Mentre incominci ad entrare in ascolto dei tuoi movimenti interni, ti invito a cogliere la pesantezza della tua mano e a ripeterti mentalmente: “La mia mano destra è pesante”, per tre volte.

Ora ti invito a ripetere: “La mia mano destra è pesante ed io sto bene”, per altre tre volte. Può darsi che tu avverta, ora, questo senso di pesantezza diffondersi nell’avambraccio e, attraverso il gomito, al braccio fino alla spalla. Mentre tu ti rilassi sempre di più, senti il tuo braccio farsi sempre più pesante…

Ti invito a ripetere: “Il mio braccio destro è pesante”, per tre volte. Ti invito ancora, per tre volte, a ripetere: “Il mio braccio destro è pesante ed io sto bene”…

Ripeti l’esercizio per:

  • mano e braccio sinistro,
  • piedi e gambe,
  • bacino,
  • organi interni,
  • torace,
  • colonna,
  • capo,
  • volto.

Ti esorto, infine, a ripetere: “Tutto il mio corpo è pesante ed io mi sento perfettamente tranquillo e rilassato”, mentre ti abbandoni a questa piacevole sensazione di fissità, d’immobilità…

Ti lascio ora qualche momento per metterti in attento ascolto del tuo corpo e delle reazioni autogene di rigenerazione che avvengono al suo interno: sbadigli, starnuti, brividi, calore, leggeri tremolii, movimenti peristaltici, sorrisi, lacrime…

Conterò ora fino a 5 e ti guiderò per uscire gradualmente da questo stato di rilassamento:

  1. prendi consapevolezza di dove ti trovi,
  2. prendi consapevolezza di mani e piedi,
  3. prendi consapevolezza del tuo respiro,
  4. prendi consapevolezza dei tuoi pensieri,
  5. tira un profondo respiro, stringi i pugni e mentre apri gli occhi, stirati, allungati e sentiti a tuo agio.

Il giudizio immaginativo

Il giudizio immaginativo altro non è che una percezione o idea falsata sulla realtà, sugli eventi che viviamo o sul pensiero che le persone hanno di noi. Potrebbe essere anche inteso come proiezione, tuttavia mi piace chiamarlo così perché richiama l’immaginazione: la vista, gli occhi… concetto più facile e concreto.

Il giudizio immaginativo ci rende il più delle volte non consapevoli di chi siamo, di dove stiamo andando e quindi delle scelte che perseguiamo.

Vorrei condividere con voi di come molte volte ci siamo lasciati sconvolgere la giornata, la settimana, la vita, da scelte fatte senza assecondare il nostro pensiero più intimo, senza vagliare il nostro spazio visivo e appurare con tranquillità i diversi scenari. Fermarsi è la soluzione per “sgonfiare” con sapienza ed accortezza il giudizio immaginativo e per orientarsi verso una meta con consapevolezza.

Se lo ritieni opportuno, decidi ora di chiudere gli occhi e di fare un piccolissimo passo concreto, che ti permetta di andare verso ciò che vuoi essere…

L’accetazione di sé

Una persona che frequento da qualche tempo, uno dei miei contatti professionali, mi ha fatto partecipe della sua visione sulle tappe di sviluppo dell’essere umano.

  • 0-30 anni, l’individuo BAMBINO.
  • 30-55 anni, l’individuo ADOLESCENTE.
  • 55+ anni, l’individuo ADULTO.

Nel suo racconto, del tutto soggettivo, riesco ad intuire la consapevolezza che ha raggiunto di sé e percepisco che ha accettato la sua persona, profondamente. Quando lo incontro, rifletto sulle scelte lavorative attuali e potenziali alla luce dell’accettazione di sé.

Qualche settimana fa, in una palestra gremita di giovani atlete tigri, estraevo dal mio zaino, con la stessa consapevolezza, un libro. Mentre le tigri, raccolte in una metà campo, eseguivano esercizi di controllo, con il testo aperto incominciavo a dar voce a un tam-tam di parole scritte da Pietro Lombardo, conosciuto 10 anni fa nella sua scuola di formazione a Verona:

Chi si accetta è ironico, sa sdrammatizzare i suoi insuccessi, è indulgente, vive un’affettività morbida, mentalmente è elastico, sa riconoscere i dati della realtà nei suoi esatti contorni, senza sentirsi minacciato o attaccato dalla verità e soprattutto tende ad essere creativo, vale dire in grado di trovare delle soluzioni positive.

L’accettazione di sé è la premessa insostituibile per incamminarsi verso la biofilia (amore per la vita). Chi non si accetta rifiuta il dono di sé e vive come diviso, spezzato, ritorto, ripiegato su questo auto disprezzo, alla ricerca di un’ansiosa e nevrotica conferma esterna; il sadismo, il masochismo, il cinismo sono tutte forme di disprezzo per il valore dei valori: la vita!  Non c’è maggior sollievo e soddisfazione di quando si arriva finalmente ad abbandonare ogni invidia ed ogni finzione, per essere unicamente se stessi.

Accettarsi significa riconoscere la sofferenza proveniente dal poco affetto ricevuto, senza volersi per questo sentire eternamente mutilati o immeritevoli di ricevere l’amore e la stima, nel nostro presente. La disistima, il senso d’inferiorità, a volte suscitano un frenetico “darsi da fare” per raggiungere quel successo sociale, passaporto per sentirsi degni di esistere come tu degno di attenzione.

Il BAMBINO – ADULTO – GENITORE vivono tutti e tre dentro di noi.

Siamo tutti unici e speciali, ricchi di sfumature e di “sbavature”. In fondo un po’ ci contraddistinguiamo perché il bambino, l’adulto e il genitore si muovono dentro e fuori, per ognuno di noi in un modo esclusivo.

Crazy little thing called sport

Sport. E poi, qual è la parola che subito associate? Gioia, divertimento, fatica, competizione, disciplina, successo, denaro, popolarità, confronto, pedagogia, scontro, rivalità, piacere, passione, conoscenza… Siamo ad inizio anno scolastico ma anche sportivo e molte famiglie si trovano a decidere con i propri figli quale percorso motorio affrontare.

Quale sarà la disciplina migliore, in questo momento, per mio figlio?

Alle famiglie come quella di Mario, che ringrazio per il quesito, vorrei proporre una piccola guida su come orientarsi verso la scelta più idonea. Questo percorso è indicato, orientativamente, a tutti coloro che hanno figli dai 6 ai 12 anni.

  • Ascoltate i desideri dei vostri figli.
  • Valutate le motivazioni che spingono vostro figlio verso un attività motoria piuttosto che un’altra. Come genitori, osservate: lo sport che vi ha dato soddisfazioni e lustro non è detto debba essere lo stesso da proporre a vostro figlio… Siete voi il campione mancato, non lui!
  • Ricordate che le medaglie olimpiche non hanno nipoti; voglio dire, i successi sono personali.
  • Chiedete un colloquio conoscitivo al direttore sportivo, una volta individuata la disciplina, per conoscere l’organigramma della società e gli obiettivi; poi incontrate l’allenatore.

In occidente è tipico dare il nome al proprio figlio ancora quando è nel ventre della donna. In alcune popolazioni Africane, invece, il nome del figlio viene scelto dopo qualche settimana di vita a seconda dell’aspetto e dei movimenti che lo contraddistinguono. Che un simile criterio possa essere adottato dai genitori per scegliere al meglio la disciplina sportiva da suggerire?

Che cosa chiedere all’allenatore

  • Domandate il curriculum vitae. Ciò sarà fonte di forte imbarazzo ma l’allenatore incomincerà a capire che fate sul serio… in fondo volete capire chi avete davanti, no?
  • Domandate quali capacità motorie intende sviluppare e come intende perseguirle.
  • Provate a domandare cosa intende per disciplina: pedagogia, competizione, divertimento, confronto? Giusto per capire un po’ di più a chi state affidando vostro figlio. Fatelo anche come coppia, capirete meglio di che pasta siete fatti…
  • Appurate la disponibilità ad eventuali colloqui ogni 2-3 settimane.
  • Osservate gli allenamenti e, se lo ritenete opportuno, avvaletevi di un esperto del settore per capire cosa succede in campo: contattate una persona estranea alla società sportiva.

Avversari o alleati. Famiglie-allenatori o figli-atleti… chi avrà la meglio?

L’Italia è un Paese con una grande dispersione di talenti, fra coloro che smettono di fare sport e quelli che neppure iniziano. Cresce il numero dei giovani atleti infelici di vivere e non realizzati, ai quali ho dedicato il mio servizio di coaching.

Cari allenatori, non odiatemi: tifo per voi. È solo che da anni vedo troppi abusi sul campo e troppi piccoli talenti spegnersi e abbandonare l’attività motoria, sia in società dilettantistiche, sia professioniste.

Care famiglie, ricordate che la vita è un dono! Anche voi siete responsabili dei colori del cielo… del cielo che scrutano i vostri bimbi. Il mio migliore amico l’altro giorno mi lasciava con un doppio interrogativo che vi giro, augurando un anno sportivo ricco di emozioni.

  • Quale gioia hai portato nella tua vita?
  • Quale gioia hai trovato nella tua vita?

Il mio nuovo cammino online

L’essenza dell’uomo è la relazione, l’incontro, il dialogo.

Questi sono i presupposti del mio lavoro e l’intenzione di questo progetto, ora divenuto realtà: un sito Web per dirti chi sono, di cosa mi occupo e dove opero. Un sito per entrare in contatto, condividere visioni e stabilire un dialogo a distanza.

Per diverso tempo non nego di aver avuto rigetto di questo modo di comunicare. Quando sento parlare di relazione online e mi vedo “veicolato” attraverso uno schermo, mi chiedo quale tipo di relazione si possa tessere… Attraverso il mio lavoro, sento forte nell’uomo il bisogno impellente di essere visto e riconosciuto! Ma la svolta, così mi piace definirla, è stata di uscire dal mio modo di vedere e pensare, divenendo consapevole che questa condizione di comunicazione non avrebbe negato l’assioma della relazione io-tu, ma anzi l’avrebbe rinvigorito attraverso il concetto di corresponsabilità.

Life is a gift vuol dire che la vita è un dono. La capacità di riconoscere e accogliere tutti i “pezzi” di cui siamo fatti dà bellezza a noi stessi ed alla nostra vita, in un modo che eccede la nostra capacità di percezione. Questo è il mio motto di vita, che corrisponde al mio essere pellegrino radicato nella realtà.

Il pellegrino è una persona che viaggia, a cui piace star con se stessa e allo stesso tempo aperta agli altri, sempre in cammino verso una meta. Una persona che non teme la verità su se stessa, che va oltre il recinto del fatalismo e della rassegnazione, che è speranzosa e consapevole della propria unicità. E che per tutto questo è radicata.

Poter esser raggiunto da chiunque e portare le mie competenze e punti di vista a molte di persone è lo scopo principale del mettermi in Rete. I presupposti che ho esposto sopra, li ritengo necessari.