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Ocean2Road

Che differenza c’è fra un albergo a 2 stelle ed uno a 5 stelle? Il servizio e l’attenzione al cliente.

Oggi sono entrato in un 5 stelle: Ocean2Road, a Carpi. Non un albergo, ma un negozio per atleti professionisti ed appassionati che chiedono un prodotto e un servizio di massima qualità.

Da Ocean2Road sono davvero encomiabili. Un punto di riferimento, se il tuo sport è

  • triathlon,
  • nuoto,
  • ciclismo,
  • running,
  • fitness.

Le competenze tecniche di Stefano e Daniela e di tutto il team meritano una menzione perché sono una spanna sopra la media rispetto ai punti vendita che ho visitato nel Nord e Centro Italia.

Proprio bravi…

www.ocean2road.it

Who a teacher is?

Il compito di un allenatore, di un educatore, di un insegnante è far crescere i propri allievi facilitando il loro processo di apprendimento secondo schemi personali e personali rielaborazioni della didattica. Ciò che accade “sul campo” rivela, ahimè, verità contrastanti: il pregiato “materiale umano” che sono i giovani, autentico valore aggiunto che può fare la differenza, è talvolta maltrattato.

Arriva l’estate ed è tempo di pagella per tutti coloro che vivono nel mondo dello sport. Lo definiamo ancora così? Siamo tutti d’accordo?

Lascio questo spunto di riflessione a tutti i professionisti del settore che, in questo anno sportivo, hanno avuto il complesso compito di “traghettare” i propri giovani allievi, “minori” per abilità ed età, al raggiungimento di un obiettivo.

Valutazione ed autovalutazione

  1. Ho proposto esercitazioni piacevoli?
  2. Ho scelto esercitazioni con difficoltà superabili, per dare soddisfazione e far crescere l’autostima e la fiducia in sé?
  3. Ho preferito esercitazioni che hanno favorito il rapporto tra gli atleti?
  4. Ho sviluppato capacità psicomotorie che hanno favorito l’apprendimento concreto di abilità?
  5. Ho coinvolto la famiglia di appartenenza dell’atleta nel mio progetto?
  6. Ho comunicato individualmente ed al gruppo le mie convinzioni per stabilire insieme un traguardo comune?

Ed infine…

  • Sono stato coerente tra quello che ho detto e le scelte che ho fatto?
  • Mi sono divertito con una società sportiva che, oggi, “punta” su di me?

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Il pane

Costruire il carattere è come fare il pane, bisogna impastarlo a poco a poco, un passo per volta e la temperatura deve essere moderata. Vi conoscete benissimo, sapete quale è la temperatura giusta per voi. Sapete esattamente di cosa avete bisogno. Ma se vi eccitate, vi agitate troppo, dimenticate quale è la temperatura giusta per voi, e perdete la vostra via. Ciò è molto pericoloso.

Buddha disse la stessa cosa a proposito del buon guidatore di buoi. Egli sa quanto carico può portare il bue, e sta bene attento che il bue non sia sovraccarico. Voi conoscete la vostra via e il vostro stato mentale. Non caricatevi troppo.

Buddha disse anche che costruire il carattere è come costruire una diga. Bisogna prestare molta attenzione nel fare l’argine. Se cercate di farlo tutto in una volta, ci saranno delle perdite di acqua. Costruite con cura l’argine, e otterrete una bella diga per la riserva di acqua.

– Shunryu Suzuki-roshi

Ritornare ai bisogni per “sedimentare” la via, il carattere. Questo è lo spunto che traggo dal testo di Shunryu Suzuki-roshi.

Siamo adulti: un po’ tutti solo anagraficamente, forse… Quale parte del bambino che alberga in noi lasciamo muovere nella nostra dimensione adulta?

C’è un bambino naturale dentro ciascuno di noi che vuole essere ascoltato. È quella parte che chiede, è quella parte sana che esprime i propri bisogni, ciò che piace oppure no. È quella parte che ascolta il fluire delle emozioni.

C’è anche un bambino ribelle, che è abituato a muoversi nella dimensione della rabbia: è continuamente in lotta.

C’è anche un bambino sottomesso, che si muove facendo passi indietro rispetto ai propri bisogni: non si sente mai all’altezza, gli altri sono sempre più bravi.

Se te la senti, scopri che adulto sei ascoltando la parte dominante, che lasci agire, del bambino che vive in te.

Life is a gift 4teen

Life is a gift 14 di Angelo CattaneoHo vissuto con intensità i miei primi 32 anni e posso dire di averne viste parecchie… di brutte e di belle.

Dalle vicende della mia vita ho imparato molto. Ma l’esperienza in sé non è tutto: più importante è il modo in cui ti cambia… io sono diventato un funambolo. Un funambolo dell’anima.

In un tempo incerto, come tutti sospeso sulla mia fune e senza tante reti di protezione, ho imparato a muovermi con agilità ed equilibrio, con naturalezza.

La casetta interiore che sono stato capace di costruire, nel tempo, mi dà oggi l’energia e l’audacia di presentarti Life is a gift 4teen e di proseguire nel mio cammino di realizzazione (e di auto-realizzazione).

Life is a gift 4teen è un’idea per gli adolescenti (il numero “14″ lo suggerisce) diventata un vero servizio per le famiglie alla ricerca di un supporto, umano e professionale.

Con me, noi, insieme possiamo fare molto per i nostri ragazzi (e le nostre ragazze):

  • prevenire il disagio e stimolare lo sviluppo armonico della loro personalità,
  • promuovere atteggiamenti attivi e propositivi facendo leva sulle loro potenzialità,
  • educare al cibo (non alle diete… non faccio il dietologo),
  • portare a sperimentare abilità, creatività, senso del confine ed audacia attraverso l’attività motoria,
  • educare alla corretta postura (faccio il chinesiologo),
  • accompagnare in nuove esperienze ed in contesti diversi.

Il mio intervento può essere individuale (1-a-1) o di gruppo fino a 5 ragazzi/e. Il gruppo dei pari diventa un’utile risorsa, mentre il rapporto 1-a-1 dà il vantaggio della massima personalizzazione.

Il percorso di snoda in quattro momenti fondamentali:

  1. Incontro. Conoscenza preliminare del ragazzo o della ragazza e del nucleo famigliare, analisi dei bisogni e delle motivazioni, definizione dello scopo. Durata: mezza giornata.
  2. Lavoro di base. Approfondimento della conoscenza del ragazzo o della ragazza nel suo ambiente sociale, permanenza presso il nucleo famigliare. Durata: uno o due giorni.
  3. Verifica. Analisi del lavoro svolto, prima con il/la giovane e poi con la famiglia, definizione degli obiettivi successivi e programmazione del mio intervento. Durata: mezza giornata.
  4. Lavoro avanzato. Svolgimento di attività “su misura” del ragazzo o della ragazza per realizzare i suoi obiettivi di sviluppo personale. Verifica finale. Durata: due giorni, una settimana o quindici giorni.

Sono a disposizione di tutte le famiglie alla ricerca di un joy trainer per i propri figli, perché la gioia ed il benessere vengono innanzi tutto da noi stessi. Oggi posso raggiungerti in Italia ed in Svizzera.

Per maggiori informazioni, contattami adesso.

Il giudizio immaginativo

Il giudizio immaginativo altro non è che una percezione o idea falsata sulla realtà, sugli eventi che viviamo o sul pensiero che le persone hanno di noi. Potrebbe essere anche inteso come proiezione, tuttavia mi piace chiamarlo così perché richiama l’immaginazione: la vista, gli occhi… concetto più facile e concreto.

Il giudizio immaginativo ci rende il più delle volte non consapevoli di chi siamo, di dove stiamo andando e quindi delle scelte che perseguiamo.

Vorrei condividere con voi di come molte volte ci siamo lasciati sconvolgere la giornata, la settimana, la vita, da scelte fatte senza assecondare il nostro pensiero più intimo, senza vagliare il nostro spazio visivo e appurare con tranquillità i diversi scenari. Fermarsi è la soluzione per “sgonfiare” con sapienza ed accortezza il giudizio immaginativo e per orientarsi verso una meta con consapevolezza.

Se lo ritieni opportuno, decidi ora di chiudere gli occhi e di fare un piccolissimo passo concreto, che ti permetta di andare verso ciò che vuoi essere…

Crazy little thing called sport

Sport. E poi, qual è la parola che subito associate? Gioia, divertimento, fatica, competizione, disciplina, successo, denaro, popolarità, confronto, pedagogia, scontro, rivalità, piacere, passione, conoscenza… Siamo ad inizio anno scolastico ma anche sportivo e molte famiglie si trovano a decidere con i propri figli quale percorso motorio affrontare.

Quale sarà la disciplina migliore, in questo momento, per mio figlio?

Alle famiglie come quella di Mario, che ringrazio per il quesito, vorrei proporre una piccola guida su come orientarsi verso la scelta più idonea. Questo percorso è indicato, orientativamente, a tutti coloro che hanno figli dai 6 ai 12 anni.

  • Ascoltate i desideri dei vostri figli.
  • Valutate le motivazioni che spingono vostro figlio verso un attività motoria piuttosto che un’altra. Come genitori, osservate: lo sport che vi ha dato soddisfazioni e lustro non è detto debba essere lo stesso da proporre a vostro figlio… Siete voi il campione mancato, non lui!
  • Ricordate che le medaglie olimpiche non hanno nipoti; voglio dire, i successi sono personali.
  • Chiedete un colloquio conoscitivo al direttore sportivo, una volta individuata la disciplina, per conoscere l’organigramma della società e gli obiettivi; poi incontrate l’allenatore.

In occidente è tipico dare il nome al proprio figlio ancora quando è nel ventre della donna. In alcune popolazioni Africane, invece, il nome del figlio viene scelto dopo qualche settimana di vita a seconda dell’aspetto e dei movimenti che lo contraddistinguono. Che un simile criterio possa essere adottato dai genitori per scegliere al meglio la disciplina sportiva da suggerire?

Che cosa chiedere all’allenatore

  • Domandate il curriculum vitae. Ciò sarà fonte di forte imbarazzo ma l’allenatore incomincerà a capire che fate sul serio… in fondo volete capire chi avete davanti, no?
  • Domandate quali capacità motorie intende sviluppare e come intende perseguirle.
  • Provate a domandare cosa intende per disciplina: pedagogia, competizione, divertimento, confronto? Giusto per capire un po’ di più a chi state affidando vostro figlio. Fatelo anche come coppia, capirete meglio di che pasta siete fatti…
  • Appurate la disponibilità ad eventuali colloqui ogni 2-3 settimane.
  • Osservate gli allenamenti e, se lo ritenete opportuno, avvaletevi di un esperto del settore per capire cosa succede in campo: contattate una persona estranea alla società sportiva.

Avversari o alleati. Famiglie-allenatori o figli-atleti… chi avrà la meglio?

L’Italia è un Paese con una grande dispersione di talenti, fra coloro che smettono di fare sport e quelli che neppure iniziano. Cresce il numero dei giovani atleti infelici di vivere e non realizzati, ai quali ho dedicato il mio servizio di coaching.

Cari allenatori, non odiatemi: tifo per voi. È solo che da anni vedo troppi abusi sul campo e troppi piccoli talenti spegnersi e abbandonare l’attività motoria, sia in società dilettantistiche, sia professioniste.

Care famiglie, ricordate che la vita è un dono! Anche voi siete responsabili dei colori del cielo… del cielo che scrutano i vostri bimbi. Il mio migliore amico l’altro giorno mi lasciava con un doppio interrogativo che vi giro, augurando un anno sportivo ricco di emozioni.

  • Quale gioia hai portato nella tua vita?
  • Quale gioia hai trovato nella tua vita?